IL PALIO
LA STORIA DELLA FESTA
COME TUTTO È INIZIATO
L’idea di dare vita a una festa capace di far rivivere le tradizioni popolari del territorio nasce dai Priori Serventi 2016 del Piatto di Sant’Antonio Abate.
Fin dalla loro investitura come Priori Entranti, nel gennaio 2015, è emersa con forza l’esigenza di riscoprire le radici della comunità. Da qui ha preso avvio un percorso di ricerca e approfondimento, volto a individuare fonti storiche legate alle origini di Santa Maria degli Angeli.
Il periodo scelto come riferimento è quello a cavallo della metà dell’Ottocento, fase decisiva per la crescita e la definizione del paese. In quegli anni si collocano eventi fondamentali come la nascita della Parrocchia nel 1850, l’inaugurazione della stazione ferroviaria di Assisi nel 1866 — con l’attivazione della tratta Foligno-Collestrada — e la grazia attribuita a Sant’Antonio Abate per aver scongiurato la moria dei cavalli tra il 1850 e il 1860.
La festa dei Rioni de J’Angeli non nasce da un singolo episodio storico, ma da una ricostruzione verosimile della realtà vissuta dal territorio in quel periodo. Un lavoro che ha permesso di riportare alla luce tradizioni, usanze e saperi: dai costumi ai giochi, dalle ricette della tradizione agli antichi mestieri.
È da questo intreccio tra ricerca, memoria e partecipazione che prende forma il Palio.
Il Palio del Cupolone non è una semplice rievocazione storica.
È un racconto collettivo che prende vita attraverso i rioni, le persone e i luoghi.
Ogni edizione ricostruisce un pezzo di passato, ma lo fa con lo sguardo di chi vive il presente: trasformando la storia in esperienza, la memoria in partecipazione, la tradizione in qualcosa di vivo e condiviso.
Il legame con il territorio si esprime anche nella dimensione religiosa, profondamente connessa alla Basilica di Santa Maria degli Angeli e alle tradizioni che ne hanno segnato la crescita.
Momenti simbolici come la benedizione dei vessilli rafforzano questo rapporto, unendo la dimensione spirituale a quella civile e comunitaria. Il Palio diventa così un punto di incontro tra fede, identità e appartenenza.
Storia e Identità
Tra storia, comunità e spiritualità
prof. zavarella
Tra i contributi più significativi allo studio del territorio si inserisce quello del prof. Giovanni Zavarella, che ha dedicato approfondimenti e ricerche alla storia di Santa Maria degli Angeli, con particolare attenzione al contesto dell’Ottocento. I suoi studi rappresentano un riferimento importante per comprendere le dinamiche sociali, culturali e religiose che hanno caratterizzato quel periodo.
A testimonianza di questo lavoro, sono stati selezionati e riproposti due suoi articoli, che offrono uno sguardo puntuale e approfondito sulla realtà del tempo, contribuendo a rafforzare il legame tra la ricostruzione storica del Palio e le radici autentiche del territorio.
Era il tempo in cui nella valle dove scorrono il Tescio e il Chiascio, lo stucchio si maritava alla vite.
Allora via Assisi si chiamava via Montecavallo e al mattino le strade si animavano del martello ritmato dei fabbri e dei facocchi.
La gente della campagna viveva una condizione di sofferenza e di precarietà.
I ricchi la facevano da padroni, i contadini, i mezzadri, i casengoli, gli artigiani si spezzavano la schiena per la fatica.
Ci si alzava all’alba e si tornava a tramonto inoltrato, le strade risuonavano di rumori operosi, le stalle e le botteghe artigiane, alle prime ore dell’alba, si risvegliavano.
Carri e carretti cigolavano, gli animali venivano sollecitati con la frusta, si levavano in alto i saluti frettolosi, misti al nitrito di cavalli, al muggito dei buoi, e al raglio degli asini e dei muli, dalle finestre delle case traspariva la fioca luce delle lampade ad olio, carburo e/o acetilene, mentre dai camini si alzavano i fili di stentato fumo.
Le donne operose preparavano la colazione, ricca di erbe e di legumi, non mancava la torta senza sale, ai bimbi invece veniva fatto il pancotto, si mangiavano fagioli ed erbe in abbondanza per affrontare la fatica dell’aratro e del martello.
Il maiale rappresentava l’economia integrale, non si sprecava niente neanche le setole e poi c’era la polenta, il pane di granturco e le fave, la carne era un lusso.
I vestiti faticavano ad essere rinnovati, non mancavano le toppe, come il Santo Natale era semplice e povero, la befana veniva resa festiva da una arancia e due mandarini e forse qualche caramella, non tante castagne e fichi secchi, le feste si arricchivano e si celebravano con qualche frutto accuratamente nascosto dalle mamme.
Il pane si chiudeva a chiave nella madia, l‘acqua si raccoglieva nelle fontane pubbliche e le donne facevano il bucato nei lavatoi, nei fiumi o nei ruscelli che attraversavano la piana ubertosa, dominata dalla Rocca e dalla ciclopica Basilica di San Francesco.
Le strade non erano bitumate, non di rado i suoni distesi della campane della Basilica di Santa Maria degli Angeli facevano il verso a quelle di Assisi, i lavoratori al suono di campane distese rialzavano le terga, volgevano lo sguardo al cielo e si segnavano con un segno di croce. Di volta in volta, le campane annunciavano gioia e dolori, ricorrenze festive e funebri, ma anche pioggia e grandinate. Attraverso l’articolo sopra, possiamo consigliarti gli ultimi abiti in una varietà di lunghezze, colori e stili per ogni occasione dei tuoi marchi preferiti.
Furtive ombre femminili ‘scivolavano’ infagottate verso la chiesa per lucrare e santificare la giornata con la s. Messa. Sovente dalle mura dei conventi dei Frati Minori, delle ‘Monache Nere’ (Suore Francescane Missionarie di Gesù Bambino), delle ‘Monache Bianche’ (Suore Francescane missionarie di Maria) echeggiavano struggenti canti di preghiera ed invocazioni di fede e di pietà.
Più in là si udivano le esclamazioni ad alta voce dei fornaciari di Tacconi e Briziarelli, dalla Montedison si levavano pennacchi di fumi da acidi solforici, mentre a lato sferragliavano treni che portavano da lontano i pellegrini ciociari, abruzzesi e veneti a lucrare il santo Perdono di Assisi.
Le strade erano fangose e la domenica la gente della campagna, delle frazioni e dei paesi viciniori, veniva alla chiesa di Santa Maria degli Angeli, non sempre. I lavori dei campi non sempre lo consentivano, bisognava prima accudire gli animali, nel tempo invernale il contadino preparava gli attrezzi e gli utensili e svolgeva lavori domestici.
Le scarpe venivano calzate solo per rispetto all’ingresso del tempio mariano, chi veniva dalla campagna, le portava a tracolla o in mano, era l’occasione per l’anisetta, ma la carne di vitella veniva consumata, quasi sempre, solo dagli ammalati. Era un lusso che il popolo non si poteva permettere.
Il sagrato della Basilica Patriarcale della Porziuncola era piantumato di olmi (furono tagliati nottetempo negli anni venti del secolo scorso), vi campeggiava un bel monumento ai caduti di stile neoclassico e in tempi più remoti, a ridosso, il cimitero. L’attuale sagrato e il bosco (i giardinetti) sono degli anni sessanta del secolo scorso, furono realizzati per merito dei religiosi francescani: i fratelli Matteucci mentre il fedele e vecchio orologio della piazza sovrastava e sovrasta la ‘ Portabattitora’e ci misura la vita… ora per ora.
Il paese era piccolo: un migliaio di persone, in larga misura vivevano sparse nella campagna. Ci piace concludere questa breve nota di costume con due quartine poetiche di Guido Discepoli:
“Tante stabbilimente, eppu’ le scòle
dònno lavoro, vita e movimento:
c’è gente oprosa e gioventù che vòle
conquistàsse ‘n ambìto ‘serimento !
Nun sarà bello ‘J Angie, ma è tamanto;
ce se vive serene e senza crucci,
basta ‘l piazzale e ‘l parco a dàcce ‘n vanto,
grazie ta i francescane Matteucci!”
Ci dice P. Francesco Pascolini:
“Risulta dai documenti che non solo ai tempi di San Francesco, ma fino al secolo XV intorno alla Porziuncola e all’annesso convento dei Frati minori non c’erano case. Leggi ecclesiastiche e civili proibivano in genere costruzioni nelle vicinanze dei monasteri e conventi; ma per la zona di S. Maria degli Angeli Pio II nel marzo 1463 aveva emanato pure un Decreto speciale con cui si vietava ogni costruzione nel raggio di 60 canne di otto palmi, pari a circa 150 metri. In quel Decreto sono menzionate due fornaci e due misere abitazioni vicine, con divieto di ampliamento. Nei secoli XVI e XVII sorsero il capannone e il conservone dell’acquedotto dei Frati, la foresteria esterna del convento, attuale Palazzo delle scuole (Palazzetto del Capitano del Perdono) e, a debita distanza, in cui ora trovasi la caserma dei Carabinieri (Casa Boschetti), la casa della posta dove sostavano le diligenze provenienti da Perugia e da Foligno. Più lontano verso Assisi sorse la villa dei Conti Fiumi, sindaci apostolici del convento e proprietari di forti estensioni di terreno lungo la strada così detta ‘mattonata’ e il ricordato acquedotto del convento, fatti costruire alla fine del secolo XV e al principio del secolo XVI dalla munificenza della Casa Medici di Firenze (Cosimo e Lorenzo dei Medici), in segno di devozione alla Madonna degli Angeli e a S. Francesco. Nei secoli antecedenti i contadini e i braccianti che coltivavano le terre circostanti il bosco della Porziuncola vivevano generalmente per maggior sicurezza nei castelli“.
Ci precisa il benemerito storico francescano P. Francesco Pascolini che “nei secoli XVI e XVII, col moltiplicarsi delle fornaci per la costruzione dell’attuale grande Basilica, cominciarono ad apparire anche alcune case che andarono aumentando, senza neppur tener più conto della debita distanza dal Santuario, durante l’invasione napoleonica (1799-1814), in cui il convento fu spogliato e chiuso e i Frati ne furono allontanati. Quando essi in seguito tornarono in possesso del convento, per le mutate condizioni sociali ed essendo andate in disuso le vecchie leggi, non poterono opporsi alle nuove costruzioni, che fiorirono durante la ricostruzione della navata centrale della Basilica, caduta in seguito al terremoto del 1832, in cui si sentì il bisogno di avere sul luogo molti operai. Così verso la metà del secolo XIX S. Maria degli Angeli era divenuto un discreto paese, che con i contadini stabilitisi ormai anche nella campagna, contava una popolazione di oltre mille abitanti“.
Per la precisione il benemerito studioso Francesco Santucci ci precisa che “La Parrocchia di S. Maria degli Angeli fu eretta l’8 novembre 1850 “nella Chiesa grandiosa sotto il detto nome e precisamente nella Cappella di S. Antonio Abbate, che è l’ultima in prossimità alla porta d’ingresso a man destra per chi entra”: così si legge nella Visita Pastorale, effettuata da mons. Nicanore Priori, vescovo di Assisi, nel 1891. Un capillare censimento di tre anni dopo (1853) -conservato nell’Archivio Vescovile di Assisi- ci dà il quadro esatto della popolazione della Parrocchia e, quindi, del paese di S. Maria degli Angeli (che, praticamente, sorgeva con la nuova istituzione) sinteticamente strutturato nel modo seguente… “. Nel dettaglio: totale famiglie dell’agglomerato urbano n.110; totale famiglie abitanti in campagna n.85; totale famiglie della Parrocchia n.195; totale abitanti nell’agglomerato urbano n.490; totale abitanti nelle case sparse in campagna n.583; totale abitanti della Parrocchia n.1073.
A buon conto, sempre Francesco Santucci ci avverte che le professioni o attività esercitate dalle 195 famiglie si ripartivano in: 48 coloni, 15 braccianti, 39 giornalieri, 5 possidenti (Piatti Mario,Tomassini Tommaso, Piatti Eugenio, Natalucci Maria Grazia, tutti dimoranti nel centro abitato; mentre il conte Francesco Fiumi abitava nella sua villa, lungo la via per Assisi), 41 indigenti, 6 industrianti, 1 spacciatore di Sali e Tabacchi, 5 fornaciai, 2 muratori, 5 calzolari, 1 medico condotto, 1 bottegaia, 1 stradino, 1 maestra pia, 2 osti, 4 fabbri ferrai, 6 carrettieri, 1 vetturale, 3 falegnami, 3 famuli, 1 famiglia di orfani.
Peraltro ci dice lo studioso Cenci che nel 1481 “sono documentate le fornaci di S. Maria degli Angeli; è pur vero che le costruzioni attorno alla cappella della Porziuncola sono sempre in aumento, ma è anche vero che fino al 1860 era proibito per un raggio di 60 canne attorno alla chiesa; comunque a fine Quattrocento sono documentati anche gli operai oltre che le fornaci“. Peraltro nel 1482 si legge che le fornaci vengono distrutte. Da chi? Perché? Più tardi troveremo altre fornaci davanti alla chiesa (1528). Costruiscono i frati o servono anche per i borghesi? La basilica comincerà soltanto nel 1569. E ancora fornaci nel 1510, quelle di Giampaolo Baglioni, al di sopra dell’ospizio Baglioni, quelle forse che passerà successivamente ai Fiumi. Giampaolo Baglioni è in quel momento padrone di Perugia ed è ormai legato alla nobiltà piccola e grande dell’Umbria (sua sorella Pantasilea ha sposato Bartolomeo d’Alviano, capitano di Venezia, a fianco del quale combattono Giampaolo e suo figlio); i Baglioni sono molto legati alla Porziuncola, poiché uno di loro (fr Evangelista Baglioni da Perugia) è in questi anni più volte guardiano alla Porziuncola, poi sarà vicario provinciale degli Osservanti umbri ed infine vicario generale per l’Italia, morirà in concetto di santità.
Peraltro Santucci ci ricorda che alcuni capi famiglia angelani provenivano da: Assisi, Ancona, Camerino, Foligno, Bastia, Castello della Torre, Cannara, Borgo S. Sepolcro, Montefalco Petrignano, Costano, Rivotorto, Osimo, Solfagnano, Castelnuovo, Petrignano, Tordibetto.
Simpatica è la notazione finale dello studioso Santucci, quando ci avverte che ‘le famiglie con più componenti erano, ovviamente, quelle coloniche. La più numerosa di tutte era quella della vedova Betti Epifania, nata Fornace, del fu Domenico, originaria di Solfagnano (Perugia) con ben 21 persone‘.
Il Palio del Cupolone è organizzato dall’Ente Palio J’Angeli 800 APS – ETS, associazione iscritta al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS)
rep. n. 151401 – Determinazione Dirigenziale n. 4286 del 28/04/2025.
L’Associazione, come previsto dallo Statuto, ha come scopo principale la progettazione, organizzazione e realizzazione della manifestazione di rievocazione storica ambientata nel quadro del XIX secolo, attraverso iniziative di ricerca storica e demoetnoantropologica, detta “Il Palio del Cupolone”, che si svolge in Piazza Garibaldi, a Santa Maria degli Angeli.
A tal fine, l’Associazione promuove e svolge attività di studio, analisi e approfondimento delle fonti storiche, documentarie e iconografiche, nonché delle testimonianze materiali e orali, al fine di garantire una ricostruzione il più possibile fedele e filologicamente corretta dei contesti, degli usi, dei costumi e delle tradizioni dell’epoca di riferimento.
Altri scopi sono l’organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale, incluse attività, anche editoriali, di promozione e della diffusione della cultura; interventi e servizi finalizzati alla salvaguardia e al miglioramento delle condizioni dell’ambiente e all’utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali.
L’organizzazione è espressione diretta dei rioni: ne fanno parte i tre Capitani, uno per ciascun rione, affiancati da cinque rappresentanti per ogni rione, per un totale di una struttura condivisa e partecipata.
Questa composizione garantisce un equilibrio tra le diverse realtà, permettendo a ogni rione di contribuire attivamente alle scelte organizzative e allo sviluppo della manifestazione.
Attraverso un lavoro costante durante tutto l’anno, l’Ente cura ogni aspetto del Palio, dalla progettazione degli eventi alla gestione operativa, mantenendo saldo il legame con la tradizione e con la comunità.

Moreno Massucci
Presidente

Federica Pozzoli
Vice Presidente

Paola Vitali
Segreteria

Pietro Mariottini
Tesoriere

Maurilio Breccolenti
Coordinatore spettacolo

Loris Panzolini
Coordinatore spettacolo

Maria Andrea Pierotti
Coordinatore spettacolo

Massimo Vaccai
Responsabile giochi

Francesco Mignani
Responsabile giochi

Stefano Minciarelli
Responsabile giochi

Paolo Proietti
Area Locanda/Bar

Maurzio Bugari
Area Locanda/Bar

Roberto Falce
Area Locanda/Bar

Mauro Baglioni
Responsabile logistica/sponsor

Valentina Maramigi
Responsabile comunicazione

Roberto Catanossi
Capitano
Rione Fornaci

Monia Discepoli
Capitano
Rione Ponte Rosso

Danilo Truffarelli
Capitano
Rione Campo